Sicurezza impianti chimici a rischio terremoto

“Attenzione Terremoto: questo è un edificio in muratura non rinforzato”
Voi entrereste mai in un edificio che mostra questo cartello all’ingresso?
Forse sì se parliamo di una banca o di un palazzo pubblico, ma con tutti i timori del caso. L’iniziativa californiana è di grande impatto e in Italia forse riuscirebbe a scuotere l’opinione pubblica a prendere sul serio quello che, più di un concetto astratto, dovrebbe essere uno stile di vita: la sicurezza. Sappiamo tutti che il nostro è un Paese a rischio terremoto, ma la coscienza di vivere, frequentare o stare vicino a edifici poco sicuri ancora non ci appartiene.
Se sul fronte dell’adeguamento antisismico qualcosa si sta muovendo per le costruzioni civili, non possiamo dire altrettanto per gli impianti industriali presenti sul nostro territorio.


L’occasione per discuterne è stato l’incontro organizzato dall’ENEA e dal Gruppo di Lavoro Isolamento Sismico sul tema della “Sicurezza sismica degli impianti chimici a rischio di incidente rilevante”.
Paolo Clemente (ENEA) “L’Italia è un Paese ad elevata pericolosità, tutto il territorio è classificato sismico ed abbiamo avuto eventi nel passato molto importanti. Il Paese è anche ricco di impianti industriali a rischio di incidente rilevante dislocati su tutto il territorio non su una regione in particolare anche se è chiaro che ci preoccupiamo delle regioni a maggiore pericolosità sismica”.
Dall’ultimo Rapporto Protezione Civile - Legambiente, in Italia sono oltre 1.100 gli impianti industriali che trattano sostanze pericolose in quantità tali da risultare a Rischio di Incidente Rilevante. Si trovano per lo più in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna. Stiamo parlando di impianti chimici e petrolchimici, raffinerie, depositi di gpl, esplosivi e composti tossici che, in caso di incidente, malfunzionamento o eventi naturali disastrosi, potrebbero causare danni incalcolabili alla salute dell’uomo e dell’ambiente, senza contare quelli all'economia. In un Paese come l’Italia, la minaccia numero uno per la sicurezza di questi impianti si chiama terremoto, seguita a stretto giro da un certo disinteresse dell’industria per tutto ciò che è adeguamento antisismico e dall’assenza “non giustificata” di una legge al riguardo.

Paolo Clemente (ENEA) “Che cosa fare? In assenza di una normativa che al momento non c’è per la messa in sicurezza degli impianti da incidente rilevante in Italia un decalogo volendo da seguire è quello innanzitutto di valutare la pericolosità sismica dei siti e magari anche con un occhio all’aspetto idrogeologico che non va mai trascurato e poi valutare la vulnerabilità delle strutture spesso obsolete e non in grado di sopportare eventi sismici violenti. Il tutto va fatto attraverso una sperimentazione accurata, una modellazione numerica complessa. Sono operazioni che possono ovviamente avere un costo. Al riguardo sarebbe opportuno che ci fossero degli incentivi a livello fiscale per favorire e facilitare interventi e valutazioni di interventi successivi”.

Conosciamo l’Italia e la sua natura fragile. Proprio per questo non è più possibile sottovalutare la sicurezza degli impianti industriali. La posta in gioco è troppo alta. Per l’ENEA e tutta la comunità scientifica bisogna avviare al più presto una valutazione accurata della vulnerabilità delle strutture e delle componenti industriali del nostro Paese. Una premessa indispensabile per far partire un programma di adeguamento antisismico degli impianti esistenti, a iniziare naturalmente dalle situazioni più a rischio.


20/03/2013
Fonte:
http://webtv.sede.enea.it/